Il titolo del post è un serio candidato al premio Miglior stronzata con intelligente significato nascosto 2012.
Con tempismo perfetto, l'offerta di Steam per lo scorso 14 febbraio è stata Dinner Date. Quando alcuni mesi fa uscì, mi incuriosì non poco. In questo gioco si prendono le redini non di Julian, il protagonista, nè di qualunque altro personaggio: si intepreta il subconscio di Julian. Un bel logo dell'Independent Game Festival 2011 occhieggia dalla pagina Steam del gioco, fomentando l'interesse.
Il prezzo normale è 4,99€, oggi sta a 2,24... Massì, compriamolo.
Il setting: siamo nella cucina di Julian, seduti al tavolo, e vediamo con i suoi occhi. Stiamo aspettando una bella giapponesina che ha invitato a cena e con cui spera di fare gol in serata, ma costei ritarda.
Premendo alcuni tasti indicati su icone fluttuanti possiamo far compiere a Julian varie azioni, tipicamente quelle che chiunque compie mentre è sovrappensiero: fissarsi le mani, guardare l'orologio o la candela sul tavolo, raccogliere del pane e giocherellarci o mangiarlo, immergere il cucchiaio nel brodo e girarlo distrattamente o mangiarne un po', eccetera. Il tutto mentre il protagonista parla tra sè e sè rivelandoci i propri desideri, le proprie ansie, le proprie frustrazioni.
Il gioco è tutto qui. Non c'è modo di condizionarne lo svolgimento, se non per alcune azioni che, se non compiute, non fanno procedere la storia, quali versarsi del vino o accendersi una sigaretta. Ogni altra azione è priva di significato.
Di giochi sperimentali che in realtà non sono veri giochi ne ho visti, ma erano chiari su ciò che proponevano. Dinner Date sembra promettere un'esperienza interessante ma delude: mi aspettavo che fossero le azioni compiute a stimolare particolari riflessioni e facessero prendere allo svolgimento della storia binari differenti, ma così non è. Si è spettatori di un video della durata di circa 20 minuti durante il quale ci si può trastullare con ciò che sta in scena, tanto per non annoiarsi ad ascoltare le seghe mentali del protagonista.
Non sono certo se Dinner Date sia troppo avanti o semplicemente una presa per il culo. Propendo fortemente per la seconda ipotesi.
Quattro giorni per scrivere 'ste due cose, si vede proprio che sono in periodo scazzo.
sabato 18 febbraio 2012
mercoledì 25 gennaio 2012
Il vetraio australiano
Avrei un paio di cose da scrivere ma non ho ancora avuto il tempo e la voglia di metterle giù bene.
Quindi, tanto per non abbandonare tutto, ricorrerò al classico espediente del blogger senza idee: il video da Youtube.
Nella fattispecie, una canzone dal CD che mi è arrivato ieri: Making Mirrors, il nuovo album di Gotye. Ho dovuto farlo arrivare dall'Australia, ma ne vale la pena.
In questa canzone c'è anche Kimbra, un'altra di cui ho dovuto ordinare l'album all'estero (ma è bastato andare in Germania tramite amazon.it).
Senza mettermi a scrivere recensioni, ché non sono abbastanza competente in musica per farlo, posso dire che è un album molto interessante - e suona molto anni '80, che è cosa buona e giusta. Qui è possibile ascoltarlo per intero. Molto ben fatta anche la confezione del disco, il cui design è stato creato interamente dallo stesso Gotye.
Già che ci siamo, la divertente cover dei Walk Off The Earth.
Adoro il tizio sulla destra che guarda fiducioso verso il futuro.
Quindi, tanto per non abbandonare tutto, ricorrerò al classico espediente del blogger senza idee: il video da Youtube.
Nella fattispecie, una canzone dal CD che mi è arrivato ieri: Making Mirrors, il nuovo album di Gotye. Ho dovuto farlo arrivare dall'Australia, ma ne vale la pena.
In questa canzone c'è anche Kimbra, un'altra di cui ho dovuto ordinare l'album all'estero (ma è bastato andare in Germania tramite amazon.it).
Senza mettermi a scrivere recensioni, ché non sono abbastanza competente in musica per farlo, posso dire che è un album molto interessante - e suona molto anni '80, che è cosa buona e giusta. Qui è possibile ascoltarlo per intero. Molto ben fatta anche la confezione del disco, il cui design è stato creato interamente dallo stesso Gotye.
Già che ci siamo, la divertente cover dei Walk Off The Earth.
Adoro il tizio sulla destra che guarda fiducioso verso il futuro.
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lunedì 2 gennaio 2012
Mi spiace... non sei tu, sono io.
Niente storie strappalacrime scappate dalla posta del cuore di Cioè.
Qui si parla di roba ben più seria, cioè dei videogiochi osannati dall'universo che sono stati lasciati fuori dalla mia personale top ten dei migliori del 2011. Per ciascuno sussiste un valido motivo per averlo escluso, che ora andrò ad esporre.
MINECRAFT
Ho guardato un sacco di video di gente che ha creato l'impossibile, dai microprocessori perfettamente funzionanti alla replica in scala 1:1 dell'Enterprise, o più semplicemente il proprio immenso palazzo d'oro costruito dopo giorni di scava & costruisci o le trappole più machiavelliche escogitate per catturare e uccidere in maniera atroce i mostri che si aggirano sull'isola di notte. Mi ha dato l'impressione di un gioco per gente che ha davvero tanto tempo da perdere.
L'ho provato e mi ha annoiato subito. L'unico scopo del gioco è sopravvivere, il che sarebbe possibile costruendosi un piccolo rifugio in pochi minuti e restandoci sempre - non ho capito se occorre anche cercarsi del cibo. L'unico motore che spinge a esplorare è la curiosità, oppure la volontà di trasformare l'ambiente a propria immagine... Ma perché dovrei scavare fino a liberare gli antichi dèi blasfemi solo per costruirmi una torre d'oro e diamanti? Me ne sto nella mia capannina sulla spiaggia e spero passi una nave a salvarmi. Se devo perdere ore a costruire cose, preferisco avere una sandbox in cui potermi muovere liberamente, invece di dover stare sempre attento a dovermi fare i gradini e salire saltandoli uno a uno quando voglio costruire più in alto. E poi accorgermi di aver terminato il materiale e correre a raccoglierne altro. E poi arriva la notte e devo mettermi al sicuro senza poter continuare a costruire. E che palle, dai.
BASTION
Non l'ho preso perché non avrei avuto tempo di giocarci. E nemmeno mi attirava tantissimo. Lo acquisterò quando sarà in offerta su XBox Live. Non su Steam (dov'era in offerta fino a oggi) perché voglio giocarci sprofondato in poltrona e davanti al 42", non sulla sediola che uso davanti al PC.
THE LEGEND OF ZELDA: SKYWARD SWORD
Uno dei pochissimi giochi che mi ha fatto rimpiangere di non possedere una Wii.
SKYRIM
Praticamente devo ancora iniziare Morrowind, figuriamoci.
Il problema con i giochi del genere è che sono dispersivi. Ci sono così tante cose da poter fare che si finisce col perdersi, in tutti i sensi. Magari è un limite mio, ma avere così tanta scelta di possibili attività equivale a non averne alcuna. Impiego una settimana per raggiungere una città perché lungo la strada mi sono fermato a raccogliere tutte le possibili quest e completarle, e alla fine non mi ricordo più per quale motivo ci stavo andando, in quella città. Così il gioco mi viene a noia. Preferisco un open world alla GTA, una grande città che propone solo un tot di missioni alla volta più qualche attività collaterale, o viceversa un gioco come Fable, in cui si ha una pletora di possibilità a propria disposizione ma gli ambienti non immensi impediscono un'eccessiva dispersività.
BATMAN: ARKHAM CITY
Teoricamente mi sarebbe interessato... Il problema è che acquistai Arkham Asylum al day one tutto entusiasta, e non l'ho mai finito per sopraggiunta noia abissale. Sarà stato il backtracking selvaggio, sarà stato il gameplay troppo ripetitivo... Fatto sta che, se questo gioco continua sulla stessa linea, preferisco tenermene alla larga.
THE WITCHER 2
Questo probabilmente sarebbe finito sul podio, magari anche al primo posto... Peccato che io stia ancora giocando al primo episodio! Che, per inciso, mi piace molto.
E questo è tutto. Vediamo cosa salterà fuori di bello in questo 2012.
(Regalatemi una PS Vita, pliiiiiis!)
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mercoledì 28 dicembre 2011
Alimentari Sherlock.
Quand'ero un marmocchio, al quinto piano abitavano i signori Z. Erano una coppia un po' anziana, persone molto gentili, affabili, disponibili. Il signor Z talvolta mi chiedeva che classe stessi frequentando. "La [numero ordinale] elementare", rispondevo. E lui, ridacchiando, ribatteva: "Ah, la [numero ordinale] alimentare?" Le prime volte ridacchiavo anch'io - i bambini, si sa, sono digiuni di giochi di parole e ne ridono facilmente - ma il continuo reiterarsi della battuta la rese stantìa e fu tra le molteplici cause che oggi mi portano a trattare anche i bambini piccoli come fossero persone adulte e intelligenti, non come minorati mentali. Ciononostante, il ricordo di questa battutina idiota (che credo di aver fatto anche io talvolta, parlando sovrappensiero) ha fissato anche il ricordo del signor Z e del suo faccione sorridente, mentre della moglie ricordo a malapena la chioma.
Comunque, un paio di giorni fa ho visto il nuovo film di Sherlock Holmes. Piuttosto deludente.
La trama va bene, è ben congegnata e avvincente il giusto. Il resto non va. Scene d'azione troppo rapide e confuse... quando non sono al ralenty, diventando noiose. Signor Ritchie, non mi interessa molto vedere che Holmes riesce a pianificare in anticipo ogni mossa di una rissa. Falla direttamente al rallentatore con lui che spiega perché dà quei colpi. O falla direttamente a velocità normale. Non entrambe. E non così tante volte. Capisco che serva in qualche modo per la scena finale, ma così ammazzi il ritmo e susciti gli sbadigli. Anche se il capolavoro di noia è la fuga dalla fabbrica, una scena inutile, lunghissima e pallosissima. Aggiungiamo a questo uno Sherlock Holmes che passa più tempo a fare il buffone che a combinare qualcosa di utile e il risultato è un film che rasenta appena la sufficienza. E probabilmente la rasenta solo perché non sono un esperto di cinema, altrimenti sarebbe stato peggio.
Se a questo aggiungiamo la terrona panzona che, seduta giusto dietro di me, ha riso sguaiatamente e fatto inutili commenti ad alta voce durante tutto il (lungo) spettacolo, posso affermare che la serata è stata salvata in corner dall'hamburger post-film con gli amici. Amici tra cui ero l'unico insoddisfatto, come ero l'unico entusiasta quando andammo a vedere Il Cigno Nero - e non lo ero solo per la presenza di Natalie Portman.
Meh.
Comunque, un paio di giorni fa ho visto il nuovo film di Sherlock Holmes. Piuttosto deludente.
La trama va bene, è ben congegnata e avvincente il giusto. Il resto non va. Scene d'azione troppo rapide e confuse... quando non sono al ralenty, diventando noiose. Signor Ritchie, non mi interessa molto vedere che Holmes riesce a pianificare in anticipo ogni mossa di una rissa. Falla direttamente al rallentatore con lui che spiega perché dà quei colpi. O falla direttamente a velocità normale. Non entrambe. E non così tante volte. Capisco che serva in qualche modo per la scena finale, ma così ammazzi il ritmo e susciti gli sbadigli. Anche se il capolavoro di noia è la fuga dalla fabbrica, una scena inutile, lunghissima e pallosissima. Aggiungiamo a questo uno Sherlock Holmes che passa più tempo a fare il buffone che a combinare qualcosa di utile e il risultato è un film che rasenta appena la sufficienza. E probabilmente la rasenta solo perché non sono un esperto di cinema, altrimenti sarebbe stato peggio.
Se a questo aggiungiamo la terrona panzona che, seduta giusto dietro di me, ha riso sguaiatamente e fatto inutili commenti ad alta voce durante tutto il (lungo) spettacolo, posso affermare che la serata è stata salvata in corner dall'hamburger post-film con gli amici. Amici tra cui ero l'unico insoddisfatto, come ero l'unico entusiasta quando andammo a vedere Il Cigno Nero - e non lo ero solo per la presenza di Natalie Portman.
Meh.
venerdì 23 dicembre 2011
La TOP TEN dei videogiochi 2011 - PRIMO POSTO
Il motivo è semplice. E' Deus Ex, risorto e migliorato dopo dieci anni. La trama è affascinante, l'atmosfera fantastica, e soprattutto è possibile risolvere ogni situazione e superare ogni ostacolo in almeno due modi diversi. Vuoi entrare in una stanza? Cerca il codice d'accesso, oppure cracka il pannello di controllo della serratura, oppure sfonda la porta a fucilate, oppure cerca una presa d'aria che sbuca al suo interno. Le possibilità sono tante e spesso dipendono da come si è scelto di personalizzare i propri innesti, quindi variano in base al proprio stile di gioco. Le decisioni che si prendono influenzano più o meno lo svolgimento successivo della storia. Con un po' di pazienza e abilità è persino possibile concludere il gioco senza uccidere nessuno, eccetto i quattro boss (io ci ho provato e ci sarei riuscito se non fosse che si teneva conto anche dei nemici incontrati nel prologo, prima di ricevere gli innesti... uff).
Il grosso difetto di questo gioco è la grafica: probabilmente per risparmiare, Square Enix ha utilizzato un vecchio engine proprietario alquanto vetusto anziché affidarsi a una soluzione middleware migliore, tipo l'Unreal Engine (come era stato fatto per i due precedenti episodi). La direzione artistica riesce comunque a non far rimpiangere molto questo aspetto, eccetto nelle conversazioni. I personaggi principali hanno animazioni facciali discrete, soprattutto nel caso dei confronti verbali (molto interessanti). Ma parlare con un personaggio secondario praticamente inespressivo è straniante, soprattutto considerato l'ottimo doppiaggio italiano.
![]() | |||
| Aiutami, ti prego! Mi uccideranno! Ho paura! |
![]() |
| Ti ammazzerò, bastardo! Non la passerai liscia! |
Vabe'.
A parte questo, dal mio punto di vista è un gioco favoloso, il migliore dell'anno che sta terminando.
L'unica cosa da evitare è prendere tutti i potenziamenti per il combattimento e giocarlo come un normale FPS. Giustamente si può approcciare anche in questo modo, ma si farebbe un torto agli autori e a se stessi, perdendosi la maggior parte del gioco.
Prossimamente, qualche considerazione sui "grandi esclusi" dalla classifica.
giovedì 22 dicembre 2011
La TOP TEN dei videogiochi 2011 - Secondo posto
Perfezione nel design, trama fortemente venata di ironia e il miglior personaggio dell'anno: Wheatley! E una campagna cooperativa ancora più geniale e coinvolgente di quella in singolo.
Perché non il primo posto, allora, benché lo meriterebbe? Perché non è un gioco particolarmente lungo, e una volta concluso, dato che quasi sempre c'è un unico modo per superare ogni situazione, manca lo stimolo a rigiocarlo, se non per portare a termine qualche achievement particolare. E Valve, da inguaribile procrastinatrice quale è, non ha ancora mostrato segni del DLC che era stato promesso per la scorsa estate! Uff.
mercoledì 21 dicembre 2011
La TOP TEN dei videogiochi 2011 - Terzo posto
Questo gioco meriterebbe anche la prima posizione, ma...
...ma oltre alla sterminata lista di pregi, ha anche qualche difetto che proprio non tollero.
...ma oltre alla sterminata lista di pregi, ha anche qualche difetto che proprio non tollero.
- All'alba del terzo episodio ancora si fatica, alle volte, a capire cosa fare e dove andare, perdendo un sacco di tempo e ammazzando il ritmo. Eventuali suggerimenti arrivano - se arrivano - troppo tardi e non sempre sono chiari.
- L'iper realismo delle animazioni, davvero bello, talvolta è un limite. In qualche caso è capitato di dovermi posizionare in un punto esatto per interagire con un elemento dell'ambiente e le animazioni di movimento, per mantenersi consistenti, non permettevano di spostarsi di meno di un passo standard, costringendomi a muovermi un po' in giro fino a trovare la "rotta" corretta per andare dove volevo.
- Quelle che vorrebbero essere sequenze stealth spesso lo sono solo nelle intenzioni, perché non c'è modo di attraversare una zona senza che nessuno noti Nathan e se c'è è ben nascosto. In particolare, la parte stealth dell'aeroporto l'ho ripetuta una decina di volte perché almeno lì volevo riuscire a finire tutto senza far scattare l'allarme, fino a memorizzare talmente bene gli spostamenti delle guardie che potevo permettermi di correre in giro senza mai nascondermi e sorprenderle ugualmente. Ma le ultime due, proprio...
- La storia mi ha coinvolto di meno rispetto al passato. Magari è anche colpa di Battlefield 3 che era uscito pochi giorni prima, ma non l'ho divorato in un soffio come l'episodio precedente nonostante sia più corto.
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