Carla Vites, moglie di Antonio Simone, scrive una lettera incarognita al Corriere della Sera in cui spara a zero su Formigoni e le sue frequentazioni, alimentando la gogna mediatica che da giorni gli ha messo il cappio al collo senza che sia nemmeno indagato per qualsivoglia reato.
Facciamo un passetto indietro.
Roberto Formigoni governa la Lombardia da ben 17 anni. Il suo operato si è basato sull'applicazione della dottrina sociale della Chiesa e ha reso la regione lombarda quella col miglior sistema sanitario, economico, sociale d'Italia, oltre ad avere l'amministrazione pubblica più efficiente in termini di costi. Un sistema imperfetto, come tutti i sistemi umani, e purtuttavia il più funzionale. Tutti dovrebbero auspicare che il modello Lombardia sia allargato all'Italia intera, ma questo andrebbe a colpire troppi interessi, quindi meglio tenersi un sistema statale che fa acqua. Ma per scongiurare ogni rischio, si approfitta di ogni occasione per gettare discredito su Formigoni: non lo si riesce a battere alle urne proprio grazie al suo operato, magari diffamandolo si riescono a dissuadere gli elettori.
Ora, nel circo degli ultimi giorni si getta a testa bassa la moglie di Simone, affermando d'essere una "militante ciellina della prima ora" e di conoscere Formigoni da trent'anni; afferma di volersi "porre delle domande", quando la sua lettera è un continuo j'accuse.
Non entro nel merito delle affermazioni fatte. Quello che voglio criticare, e criticare duramente, è l'averle mosse in questo modo. Perché se davvero è una "militante ciellina della prima ora" dovrebbe essere abbastanza furba da capire cosa c'è in gioco, che è ben più della carriera di Formigoni e anche di suo marito - che, ricordiamolo, non viene arrestato la prima volta, ma finora è andato sempre assolto e sono ragionevolmente certo che lo sarà anche stavolta. Sta aiutando quelli che vogliono togliere di mezzo il governatore lombardo con le cattive, laddove le buone hanno ripetutamente fallito, e togliere di mezzo lui significa togliere di mezzo l'unico modello di governo efficiente che abbiamo in Italia e la possibilità di vederlo esteso a tutto il territorio. Così rimarremo sempre in mano di inetti capaci solo di parlare, di tassare e di mandare i bilanci in rosso nonostante la totale inefficienza dei servizi. Per non parlare del fatto che alimenta ulteriormente l'idea di CL come sistema di potere occulto giudaico-massonico in combutta con il NWO e i rettiliani.
E perché la signora Simone ha avuto il "travaso di bile" che l'ha condotta a questo assurdo autogol? Non per ciò che Formigoni ha detto o fatto, ma per aver visto sul giornale una sua foto su un lettone del Salone del Mobile.
Carla Vites, sei un'imbecille.
E imbecilli anche quelli che chiedono le dimissioni del governatore, che non è nemmeno indagato, ma non dicono nulla ad altri che indagati lo sono.
Appendice: le risposte di Formigoni alla videointervista di Corriere.it
giovedì 19 aprile 2012
venerdì 13 aprile 2012
Il cliente ha sempre ragione!
Ma manco per il cazzo.
Alcuni giorni fa ho terminato finalmente Mass Effect 3.
Il motivo del "ritardo" (relativamente parlando) è da imputarsi al fatto che non ho avuto tempo di giocarci notte e giorno - ma solo la notte - e all'aver atteso l'uscita della patch che risolvesse l'infame bug dell'Accademia Grissom, presente solo nella versione XBox italiana. Quando si chiama sfiga.
Ma sto divagando.
Dicevo di aver terminato il gioco. Ho così finalmente potuto inserirmi nel solco delle accanite polemiche sul finale insoddisfacente. E mi ci sono inserito rivolgendomi ai delusi e mandandoli tutti fortemente a cagare.
Perché non c'è nulla da ridire: il finale è bello e ti lascia addosso quel velo di malinconia che ti spinge a rigiocarlo, pur sapendo che non sarà più come la prima volta. Per questo e per lo stile adottato, mi ha ricordato il finale di Final Fantasy VII.
Poi si analizza e approfondisce la storia (non leggete quest'articolo se volete evitare spoiler enormi), ci si rende conto che così, effettivamente, tutto quanto torna, si condisce il tutto con un no comment degli sviluppatori (a.k.a.: ci avete sgamati ma non l'ammettiamo per lasciare libertà di interpretazione e magari sconvolgere tutto con un DLC) e si capisce che gli sceneggiatori devono essere fan di David Lynch, e di aver appena vissuto una signora storia.
Ma si sa, haters gonna hate. Il finale non era come se l'aspettavano. Il finale non riflette le scelte fatte nel corso del gioco e dei giochi precedenti, come promesso. Quindi è merda. Poco importa che sia anche meglio del previsto.
Quando ci si aspetta e si pretende che le cose vadano come si vuole, si è troppo presi a fissarsi l'ombelico e a mugugnare che non è andata come previsto per accorgersi che in realtà è accaduto qualcosa di molto più bello. Questo episodio è solo l'ennesima dimostrazione di una dinamica umana purtroppo molto diffusa.
Nel frattempo, Bioware s'è stancata delle polemiche e ha promesso un DLC gratuito che "espande il finale e tiene conto delle scelte fatte". Poco importa che il finale in sè non cambi e che fosse perfetto così com'era. Gli haters hanno vinto. Vaffanculo.
Alcuni giorni fa ho terminato finalmente Mass Effect 3.
Il motivo del "ritardo" (relativamente parlando) è da imputarsi al fatto che non ho avuto tempo di giocarci notte e giorno - ma solo la notte - e all'aver atteso l'uscita della patch che risolvesse l'infame bug dell'Accademia Grissom, presente solo nella versione XBox italiana. Quando si chiama sfiga.
Ma sto divagando.
Dicevo di aver terminato il gioco. Ho così finalmente potuto inserirmi nel solco delle accanite polemiche sul finale insoddisfacente. E mi ci sono inserito rivolgendomi ai delusi e mandandoli tutti fortemente a cagare.
Perché non c'è nulla da ridire: il finale è bello e ti lascia addosso quel velo di malinconia che ti spinge a rigiocarlo, pur sapendo che non sarà più come la prima volta. Per questo e per lo stile adottato, mi ha ricordato il finale di Final Fantasy VII.
Poi si analizza e approfondisce la storia (non leggete quest'articolo se volete evitare spoiler enormi), ci si rende conto che così, effettivamente, tutto quanto torna, si condisce il tutto con un no comment degli sviluppatori (a.k.a.: ci avete sgamati ma non l'ammettiamo per lasciare libertà di interpretazione e magari sconvolgere tutto con un DLC) e si capisce che gli sceneggiatori devono essere fan di David Lynch, e di aver appena vissuto una signora storia.
Ma si sa, haters gonna hate. Il finale non era come se l'aspettavano. Il finale non riflette le scelte fatte nel corso del gioco e dei giochi precedenti, come promesso. Quindi è merda. Poco importa che sia anche meglio del previsto.
Quando ci si aspetta e si pretende che le cose vadano come si vuole, si è troppo presi a fissarsi l'ombelico e a mugugnare che non è andata come previsto per accorgersi che in realtà è accaduto qualcosa di molto più bello. Questo episodio è solo l'ennesima dimostrazione di una dinamica umana purtroppo molto diffusa.
Nel frattempo, Bioware s'è stancata delle polemiche e ha promesso un DLC gratuito che "espande il finale e tiene conto delle scelte fatte". Poco importa che il finale in sè non cambi e che fosse perfetto così com'era. Gli haters hanno vinto. Vaffanculo.
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| Eh sì, il cliente ha sempre ragione. |
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mercoledì 29 febbraio 2012
La vita è breve. Non sprechiamola.
Forse ci sarà finalmente concesso di divorziare nel giro di un solo anno, contro i tre attualmente necessari. Una conquista di civiltà, la chiamano.
Non sono d'accordo.
La vera conquista di civiltà sarebbe poter divorziare in un mese o due. Giusto il tempo di sistemare le pratiche necessarie, e addio. Questo rifletterebbe perfettamente la modernità della nostra società, dove anche il rapporto di coppia è diventato usa e getta come la carta igienica.
"Vuoi sposarti? Ma sì dai, tutt'al più divorzi!"
Siamo moderni! Impegnarsi per la vita è così out!
Svuotiamo di significato il matrimonio. Togliamo tutto il valore alla promessa fatta. Rendiamo lo sposarsi solo una seccatura. Gli individui si controllano molto più facilmente dei gruppi, soprattutto dei gruppi con forti legami.
sabato 18 febbraio 2012
Tanto Valentino il gatto che fece i gattini ipermetropi.
Il titolo del post è un serio candidato al premio Miglior stronzata con intelligente significato nascosto 2012.
Con tempismo perfetto, l'offerta di Steam per lo scorso 14 febbraio è stata Dinner Date. Quando alcuni mesi fa uscì, mi incuriosì non poco. In questo gioco si prendono le redini non di Julian, il protagonista, nè di qualunque altro personaggio: si intepreta il subconscio di Julian. Un bel logo dell'Independent Game Festival 2011 occhieggia dalla pagina Steam del gioco, fomentando l'interesse.
Il prezzo normale è 4,99€, oggi sta a 2,24... Massì, compriamolo.
Il setting: siamo nella cucina di Julian, seduti al tavolo, e vediamo con i suoi occhi. Stiamo aspettando una bella giapponesina che ha invitato a cena e con cui spera di fare gol in serata, ma costei ritarda.
Premendo alcuni tasti indicati su icone fluttuanti possiamo far compiere a Julian varie azioni, tipicamente quelle che chiunque compie mentre è sovrappensiero: fissarsi le mani, guardare l'orologio o la candela sul tavolo, raccogliere del pane e giocherellarci o mangiarlo, immergere il cucchiaio nel brodo e girarlo distrattamente o mangiarne un po', eccetera. Il tutto mentre il protagonista parla tra sè e sè rivelandoci i propri desideri, le proprie ansie, le proprie frustrazioni.
Il gioco è tutto qui. Non c'è modo di condizionarne lo svolgimento, se non per alcune azioni che, se non compiute, non fanno procedere la storia, quali versarsi del vino o accendersi una sigaretta. Ogni altra azione è priva di significato.
Di giochi sperimentali che in realtà non sono veri giochi ne ho visti, ma erano chiari su ciò che proponevano. Dinner Date sembra promettere un'esperienza interessante ma delude: mi aspettavo che fossero le azioni compiute a stimolare particolari riflessioni e facessero prendere allo svolgimento della storia binari differenti, ma così non è. Si è spettatori di un video della durata di circa 20 minuti durante il quale ci si può trastullare con ciò che sta in scena, tanto per non annoiarsi ad ascoltare le seghe mentali del protagonista.
Non sono certo se Dinner Date sia troppo avanti o semplicemente una presa per il culo. Propendo fortemente per la seconda ipotesi.
Quattro giorni per scrivere 'ste due cose, si vede proprio che sono in periodo scazzo.
Con tempismo perfetto, l'offerta di Steam per lo scorso 14 febbraio è stata Dinner Date. Quando alcuni mesi fa uscì, mi incuriosì non poco. In questo gioco si prendono le redini non di Julian, il protagonista, nè di qualunque altro personaggio: si intepreta il subconscio di Julian. Un bel logo dell'Independent Game Festival 2011 occhieggia dalla pagina Steam del gioco, fomentando l'interesse.
Il prezzo normale è 4,99€, oggi sta a 2,24... Massì, compriamolo.
Il setting: siamo nella cucina di Julian, seduti al tavolo, e vediamo con i suoi occhi. Stiamo aspettando una bella giapponesina che ha invitato a cena e con cui spera di fare gol in serata, ma costei ritarda.
Premendo alcuni tasti indicati su icone fluttuanti possiamo far compiere a Julian varie azioni, tipicamente quelle che chiunque compie mentre è sovrappensiero: fissarsi le mani, guardare l'orologio o la candela sul tavolo, raccogliere del pane e giocherellarci o mangiarlo, immergere il cucchiaio nel brodo e girarlo distrattamente o mangiarne un po', eccetera. Il tutto mentre il protagonista parla tra sè e sè rivelandoci i propri desideri, le proprie ansie, le proprie frustrazioni.
Il gioco è tutto qui. Non c'è modo di condizionarne lo svolgimento, se non per alcune azioni che, se non compiute, non fanno procedere la storia, quali versarsi del vino o accendersi una sigaretta. Ogni altra azione è priva di significato.
Di giochi sperimentali che in realtà non sono veri giochi ne ho visti, ma erano chiari su ciò che proponevano. Dinner Date sembra promettere un'esperienza interessante ma delude: mi aspettavo che fossero le azioni compiute a stimolare particolari riflessioni e facessero prendere allo svolgimento della storia binari differenti, ma così non è. Si è spettatori di un video della durata di circa 20 minuti durante il quale ci si può trastullare con ciò che sta in scena, tanto per non annoiarsi ad ascoltare le seghe mentali del protagonista.
Non sono certo se Dinner Date sia troppo avanti o semplicemente una presa per il culo. Propendo fortemente per la seconda ipotesi.
Quattro giorni per scrivere 'ste due cose, si vede proprio che sono in periodo scazzo.
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mercoledì 25 gennaio 2012
Il vetraio australiano
Avrei un paio di cose da scrivere ma non ho ancora avuto il tempo e la voglia di metterle giù bene.
Quindi, tanto per non abbandonare tutto, ricorrerò al classico espediente del blogger senza idee: il video da Youtube.
Nella fattispecie, una canzone dal CD che mi è arrivato ieri: Making Mirrors, il nuovo album di Gotye. Ho dovuto farlo arrivare dall'Australia, ma ne vale la pena.
In questa canzone c'è anche Kimbra, un'altra di cui ho dovuto ordinare l'album all'estero (ma è bastato andare in Germania tramite amazon.it).
Senza mettermi a scrivere recensioni, ché non sono abbastanza competente in musica per farlo, posso dire che è un album molto interessante - e suona molto anni '80, che è cosa buona e giusta. Qui è possibile ascoltarlo per intero. Molto ben fatta anche la confezione del disco, il cui design è stato creato interamente dallo stesso Gotye.
Già che ci siamo, la divertente cover dei Walk Off The Earth.
Adoro il tizio sulla destra che guarda fiducioso verso il futuro.
Quindi, tanto per non abbandonare tutto, ricorrerò al classico espediente del blogger senza idee: il video da Youtube.
Nella fattispecie, una canzone dal CD che mi è arrivato ieri: Making Mirrors, il nuovo album di Gotye. Ho dovuto farlo arrivare dall'Australia, ma ne vale la pena.
In questa canzone c'è anche Kimbra, un'altra di cui ho dovuto ordinare l'album all'estero (ma è bastato andare in Germania tramite amazon.it).
Senza mettermi a scrivere recensioni, ché non sono abbastanza competente in musica per farlo, posso dire che è un album molto interessante - e suona molto anni '80, che è cosa buona e giusta. Qui è possibile ascoltarlo per intero. Molto ben fatta anche la confezione del disco, il cui design è stato creato interamente dallo stesso Gotye.
Già che ci siamo, la divertente cover dei Walk Off The Earth.
Adoro il tizio sulla destra che guarda fiducioso verso il futuro.
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lunedì 2 gennaio 2012
Mi spiace... non sei tu, sono io.
Niente storie strappalacrime scappate dalla posta del cuore di Cioè.
Qui si parla di roba ben più seria, cioè dei videogiochi osannati dall'universo che sono stati lasciati fuori dalla mia personale top ten dei migliori del 2011. Per ciascuno sussiste un valido motivo per averlo escluso, che ora andrò ad esporre.
MINECRAFT
Ho guardato un sacco di video di gente che ha creato l'impossibile, dai microprocessori perfettamente funzionanti alla replica in scala 1:1 dell'Enterprise, o più semplicemente il proprio immenso palazzo d'oro costruito dopo giorni di scava & costruisci o le trappole più machiavelliche escogitate per catturare e uccidere in maniera atroce i mostri che si aggirano sull'isola di notte. Mi ha dato l'impressione di un gioco per gente che ha davvero tanto tempo da perdere.
L'ho provato e mi ha annoiato subito. L'unico scopo del gioco è sopravvivere, il che sarebbe possibile costruendosi un piccolo rifugio in pochi minuti e restandoci sempre - non ho capito se occorre anche cercarsi del cibo. L'unico motore che spinge a esplorare è la curiosità, oppure la volontà di trasformare l'ambiente a propria immagine... Ma perché dovrei scavare fino a liberare gli antichi dèi blasfemi solo per costruirmi una torre d'oro e diamanti? Me ne sto nella mia capannina sulla spiaggia e spero passi una nave a salvarmi. Se devo perdere ore a costruire cose, preferisco avere una sandbox in cui potermi muovere liberamente, invece di dover stare sempre attento a dovermi fare i gradini e salire saltandoli uno a uno quando voglio costruire più in alto. E poi accorgermi di aver terminato il materiale e correre a raccoglierne altro. E poi arriva la notte e devo mettermi al sicuro senza poter continuare a costruire. E che palle, dai.
BASTION
Non l'ho preso perché non avrei avuto tempo di giocarci. E nemmeno mi attirava tantissimo. Lo acquisterò quando sarà in offerta su XBox Live. Non su Steam (dov'era in offerta fino a oggi) perché voglio giocarci sprofondato in poltrona e davanti al 42", non sulla sediola che uso davanti al PC.
THE LEGEND OF ZELDA: SKYWARD SWORD
Uno dei pochissimi giochi che mi ha fatto rimpiangere di non possedere una Wii.
SKYRIM
Praticamente devo ancora iniziare Morrowind, figuriamoci.
Il problema con i giochi del genere è che sono dispersivi. Ci sono così tante cose da poter fare che si finisce col perdersi, in tutti i sensi. Magari è un limite mio, ma avere così tanta scelta di possibili attività equivale a non averne alcuna. Impiego una settimana per raggiungere una città perché lungo la strada mi sono fermato a raccogliere tutte le possibili quest e completarle, e alla fine non mi ricordo più per quale motivo ci stavo andando, in quella città. Così il gioco mi viene a noia. Preferisco un open world alla GTA, una grande città che propone solo un tot di missioni alla volta più qualche attività collaterale, o viceversa un gioco come Fable, in cui si ha una pletora di possibilità a propria disposizione ma gli ambienti non immensi impediscono un'eccessiva dispersività.
BATMAN: ARKHAM CITY
Teoricamente mi sarebbe interessato... Il problema è che acquistai Arkham Asylum al day one tutto entusiasta, e non l'ho mai finito per sopraggiunta noia abissale. Sarà stato il backtracking selvaggio, sarà stato il gameplay troppo ripetitivo... Fatto sta che, se questo gioco continua sulla stessa linea, preferisco tenermene alla larga.
THE WITCHER 2
Questo probabilmente sarebbe finito sul podio, magari anche al primo posto... Peccato che io stia ancora giocando al primo episodio! Che, per inciso, mi piace molto.
E questo è tutto. Vediamo cosa salterà fuori di bello in questo 2012.
(Regalatemi una PS Vita, pliiiiiis!)
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mercoledì 28 dicembre 2011
Alimentari Sherlock.
Quand'ero un marmocchio, al quinto piano abitavano i signori Z. Erano una coppia un po' anziana, persone molto gentili, affabili, disponibili. Il signor Z talvolta mi chiedeva che classe stessi frequentando. "La [numero ordinale] elementare", rispondevo. E lui, ridacchiando, ribatteva: "Ah, la [numero ordinale] alimentare?" Le prime volte ridacchiavo anch'io - i bambini, si sa, sono digiuni di giochi di parole e ne ridono facilmente - ma il continuo reiterarsi della battuta la rese stantìa e fu tra le molteplici cause che oggi mi portano a trattare anche i bambini piccoli come fossero persone adulte e intelligenti, non come minorati mentali. Ciononostante, il ricordo di questa battutina idiota (che credo di aver fatto anche io talvolta, parlando sovrappensiero) ha fissato anche il ricordo del signor Z e del suo faccione sorridente, mentre della moglie ricordo a malapena la chioma.
Comunque, un paio di giorni fa ho visto il nuovo film di Sherlock Holmes. Piuttosto deludente.
La trama va bene, è ben congegnata e avvincente il giusto. Il resto non va. Scene d'azione troppo rapide e confuse... quando non sono al ralenty, diventando noiose. Signor Ritchie, non mi interessa molto vedere che Holmes riesce a pianificare in anticipo ogni mossa di una rissa. Falla direttamente al rallentatore con lui che spiega perché dà quei colpi. O falla direttamente a velocità normale. Non entrambe. E non così tante volte. Capisco che serva in qualche modo per la scena finale, ma così ammazzi il ritmo e susciti gli sbadigli. Anche se il capolavoro di noia è la fuga dalla fabbrica, una scena inutile, lunghissima e pallosissima. Aggiungiamo a questo uno Sherlock Holmes che passa più tempo a fare il buffone che a combinare qualcosa di utile e il risultato è un film che rasenta appena la sufficienza. E probabilmente la rasenta solo perché non sono un esperto di cinema, altrimenti sarebbe stato peggio.
Se a questo aggiungiamo la terrona panzona che, seduta giusto dietro di me, ha riso sguaiatamente e fatto inutili commenti ad alta voce durante tutto il (lungo) spettacolo, posso affermare che la serata è stata salvata in corner dall'hamburger post-film con gli amici. Amici tra cui ero l'unico insoddisfatto, come ero l'unico entusiasta quando andammo a vedere Il Cigno Nero - e non lo ero solo per la presenza di Natalie Portman.
Meh.
Comunque, un paio di giorni fa ho visto il nuovo film di Sherlock Holmes. Piuttosto deludente.
La trama va bene, è ben congegnata e avvincente il giusto. Il resto non va. Scene d'azione troppo rapide e confuse... quando non sono al ralenty, diventando noiose. Signor Ritchie, non mi interessa molto vedere che Holmes riesce a pianificare in anticipo ogni mossa di una rissa. Falla direttamente al rallentatore con lui che spiega perché dà quei colpi. O falla direttamente a velocità normale. Non entrambe. E non così tante volte. Capisco che serva in qualche modo per la scena finale, ma così ammazzi il ritmo e susciti gli sbadigli. Anche se il capolavoro di noia è la fuga dalla fabbrica, una scena inutile, lunghissima e pallosissima. Aggiungiamo a questo uno Sherlock Holmes che passa più tempo a fare il buffone che a combinare qualcosa di utile e il risultato è un film che rasenta appena la sufficienza. E probabilmente la rasenta solo perché non sono un esperto di cinema, altrimenti sarebbe stato peggio.
Se a questo aggiungiamo la terrona panzona che, seduta giusto dietro di me, ha riso sguaiatamente e fatto inutili commenti ad alta voce durante tutto il (lungo) spettacolo, posso affermare che la serata è stata salvata in corner dall'hamburger post-film con gli amici. Amici tra cui ero l'unico insoddisfatto, come ero l'unico entusiasta quando andammo a vedere Il Cigno Nero - e non lo ero solo per la presenza di Natalie Portman.
Meh.
venerdì 23 dicembre 2011
La TOP TEN dei videogiochi 2011 - PRIMO POSTO
Il motivo è semplice. E' Deus Ex, risorto e migliorato dopo dieci anni. La trama è affascinante, l'atmosfera fantastica, e soprattutto è possibile risolvere ogni situazione e superare ogni ostacolo in almeno due modi diversi. Vuoi entrare in una stanza? Cerca il codice d'accesso, oppure cracka il pannello di controllo della serratura, oppure sfonda la porta a fucilate, oppure cerca una presa d'aria che sbuca al suo interno. Le possibilità sono tante e spesso dipendono da come si è scelto di personalizzare i propri innesti, quindi variano in base al proprio stile di gioco. Le decisioni che si prendono influenzano più o meno lo svolgimento successivo della storia. Con un po' di pazienza e abilità è persino possibile concludere il gioco senza uccidere nessuno, eccetto i quattro boss (io ci ho provato e ci sarei riuscito se non fosse che si teneva conto anche dei nemici incontrati nel prologo, prima di ricevere gli innesti... uff).
Il grosso difetto di questo gioco è la grafica: probabilmente per risparmiare, Square Enix ha utilizzato un vecchio engine proprietario alquanto vetusto anziché affidarsi a una soluzione middleware migliore, tipo l'Unreal Engine (come era stato fatto per i due precedenti episodi). La direzione artistica riesce comunque a non far rimpiangere molto questo aspetto, eccetto nelle conversazioni. I personaggi principali hanno animazioni facciali discrete, soprattutto nel caso dei confronti verbali (molto interessanti). Ma parlare con un personaggio secondario praticamente inespressivo è straniante, soprattutto considerato l'ottimo doppiaggio italiano.
![]() | |||
| Aiutami, ti prego! Mi uccideranno! Ho paura! |
![]() |
| Ti ammazzerò, bastardo! Non la passerai liscia! |
Vabe'.
A parte questo, dal mio punto di vista è un gioco favoloso, il migliore dell'anno che sta terminando.
L'unica cosa da evitare è prendere tutti i potenziamenti per il combattimento e giocarlo come un normale FPS. Giustamente si può approcciare anche in questo modo, ma si farebbe un torto agli autori e a se stessi, perdendosi la maggior parte del gioco.
Prossimamente, qualche considerazione sui "grandi esclusi" dalla classifica.
giovedì 22 dicembre 2011
La TOP TEN dei videogiochi 2011 - Secondo posto
Perfezione nel design, trama fortemente venata di ironia e il miglior personaggio dell'anno: Wheatley! E una campagna cooperativa ancora più geniale e coinvolgente di quella in singolo.
Perché non il primo posto, allora, benché lo meriterebbe? Perché non è un gioco particolarmente lungo, e una volta concluso, dato che quasi sempre c'è un unico modo per superare ogni situazione, manca lo stimolo a rigiocarlo, se non per portare a termine qualche achievement particolare. E Valve, da inguaribile procrastinatrice quale è, non ha ancora mostrato segni del DLC che era stato promesso per la scorsa estate! Uff.
mercoledì 21 dicembre 2011
La TOP TEN dei videogiochi 2011 - Terzo posto
Questo gioco meriterebbe anche la prima posizione, ma...
...ma oltre alla sterminata lista di pregi, ha anche qualche difetto che proprio non tollero.
...ma oltre alla sterminata lista di pregi, ha anche qualche difetto che proprio non tollero.
- All'alba del terzo episodio ancora si fatica, alle volte, a capire cosa fare e dove andare, perdendo un sacco di tempo e ammazzando il ritmo. Eventuali suggerimenti arrivano - se arrivano - troppo tardi e non sempre sono chiari.
- L'iper realismo delle animazioni, davvero bello, talvolta è un limite. In qualche caso è capitato di dovermi posizionare in un punto esatto per interagire con un elemento dell'ambiente e le animazioni di movimento, per mantenersi consistenti, non permettevano di spostarsi di meno di un passo standard, costringendomi a muovermi un po' in giro fino a trovare la "rotta" corretta per andare dove volevo.
- Quelle che vorrebbero essere sequenze stealth spesso lo sono solo nelle intenzioni, perché non c'è modo di attraversare una zona senza che nessuno noti Nathan e se c'è è ben nascosto. In particolare, la parte stealth dell'aeroporto l'ho ripetuta una decina di volte perché almeno lì volevo riuscire a finire tutto senza far scattare l'allarme, fino a memorizzare talmente bene gli spostamenti delle guardie che potevo permettermi di correre in giro senza mai nascondermi e sorprenderle ugualmente. Ma le ultime due, proprio...
- La storia mi ha coinvolto di meno rispetto al passato. Magari è anche colpa di Battlefield 3 che era uscito pochi giorni prima, ma non l'ho divorato in un soffio come l'episodio precedente nonostante sia più corto.
lunedì 19 dicembre 2011
La TOP TEN dei videogiochi 2011 - Quarto posto
Il single player di questo gioco fa abbastanza schifo. Ha rari momenti brillanti che spiccano nel piattume generale di un'azione sì realistica, ma poco ispirata e con una trama noiosa e mal raccontata. DICE ha cercato di scimmiottare Call of Duty, fallendo miseramente.
Ma a Battlefield 3 si gioca per il multiplayer, che è favoloso sotto ogni aspetto. Il giocare fino a 64 in contemporanea su enormi campi di battaglia o più ristrette aree urbane, con proiettili che volano ovunque, cieli solcati da aerei ed elicotteri, carri armati che abbattono muri a cannonate e coprono l'avanzata della fanteria, è un'esperienza epica. Aggiungendo all'equazione l'enorme realismo grafico, anche a livello di animazioni, si ottiene l'esperienza FPS multigiocatore più coinvolgente che esista. E lo è ancora di più se si ha un gruppo di amici con cui viverla. Da giocare, possibilmente su PC.
domenica 18 dicembre 2011
La TOP TEN dei videogiochi 2011 - Quinto posto
Qualcuno potrebbe dire che è sempre il solito gioco da tre anni, e meno male, dico io. Anzi, ad ogni iterazione riesce ad essere sempre un po' migliore sia sotto il profilo tecnico che del gameplay, e può vantare un multiplayer praticamente unico. Inoltre è capace di divertirmi, coinvolgermi e farmi perdere la cognizione del tempo come pochi altri giochi e ne adoro la trama - anche se a questo giro non ha brillato come in passato, ma ho trovato ottimo il finale. La storia di Ezio si è conclusa definitivamente (anche se c'è un ulteriore strascico nel cortometraggio Embers) e mi mancherà giocare ai suoi comandi.
Per inciso, mi sono piaciute molto le sequenze all'interno del nucleo dell'Animus nei panni di Desmond, con quell'atmosfera Portal-style. Decisamente meglio degli spesso noiosi rompicapo degli episodi precedenti.
Vedremo cosa salterà fuori l'anno prossimo - dato che ormai Ubisoft ha promesso un episodio all'anno.
sabato 17 dicembre 2011
La TOP TEN dei videogiochi 2011 - Sesto posto
Un gran gioco, fatta eccezione per la sua politica commerciale - e per inciso, s'è poi scoperto che le prime mappe extra a pagamento erano effettivamente già nel disco di gioco!
Una campagna sufficientemente lunga e divertente, con la bella aggiunta del co-op a quattro e una rigiocabilità garantita dalla modalità arcade. Un sacco di modalità multiplayer divertenti. Una grafica sbalorditiva.
Se non è finito in una posizione più alta è perché altri giochi o mi hanno coinvolto maggiormente, o hanno un profilo tecnico e artistico ancora migliore. Ma li vedremo nei prossimi giorni.
venerdì 16 dicembre 2011
La TOP TEN dei videogiochi 2011 - Settimo posto
Tecnica sopraffina (le animazioni facciali registrate dai volti degli attori sono impressionanti), cura maniacale per i dettagli (la Los Angeles del 1946 ricostruita strada per strada, inclusi edifici e cartelli stradali...), una buona storia a legare tra loro i casi su cui indagare, con un'atmosfera e uno stile perfetti. Potrei parlare per ore dei pregi di questo gioco, quindi mi limiterò ai difetti che l'hanno trattenuto nella parte bassa della classifica. Innanzitutto una longevità non eccelsa, anche se lo stimolo a rigiocare i singoli casi per concluderli con un risultato migliore c'è (soprattutto quando al primo tentativo non si è riusciti a incastrare il colpevole). Poi le missioni secondarie, che pur essendo ben fatte tendono ad attivarsi una dietro l'altra, mettendosi di traverso allo svolgimento del caso principale fino a far dimenticare su cosa si doveva indagare. Infine, il difetto più grosso è il possedere una struttura open world che si rivela fondamentalmente inutile: non c'è la consueta libertà di movimento che dovrebbe essere garantita e gli spostamenti da un luogo all'altro tendono a diventare noiosi quando non irritanti. I casi si susseguono in maniera rigida e le suddette missioni secondarie non sono attivabili a piacimento, ma solo quando arriva la chiamata dalla radio - e per avere la radio occorre usare un'auto della polizia, quindi manca lo stimolo a usare qualsiasi altro mezzo. Inoltre non ci sono attività collaterali da intraprendere, a parte la classica caccia agli inutili collezionabili.
Tolte queste cose, è un gran prodotto che merita assolutamente di essere posseduto da ogni amante dei videogiochi.
giovedì 15 dicembre 2011
La TOP TEN dei videogiochi 2011 - Ottavo posto
D'accordo, è il solito Call of Duty. D'accordo, la grafica ormai è un po' datata. Ma diamine se è fatto bene. Un single player che equilibra sapientemente realismo e tamarraggine, stracolmo di momenti spettacolari, con una trama finalmente costruita decentemente e ben raccontata rispetto ai precedenti Modern Warfare (soprattutto il secondo), con l'unica pecca della brevità. Un multiplayer solido e collaudato, arricchito dalle missioni cooperative, sia collegate alla storia principale che in modalità survival. L'ho giocato con grande piacere, terminando la campagna in singolo due volte, a diversi livelli di difficoltà.
Forse a farmelo apprezzare maggiormente è stato anche averlo giocato su PC dopo tre edizioni giocate su XBox. Trovo che Call of Duty sia un gioco troppo frenetico per il joypad e non mi capacito di come possa esistere gente tanto abile su console. Soprattutto non mi capacito di come uno dei top player mondiali sia N0M4D.
Randy Fitzgerald è nato paralizzato dal collo in giù. Ma voleva comunque giocare con i videogiochi, quindi ha risolto usando il joypad con la faccia. Il che non era difficile con i semplici pad di una ventina d'anni fa, ma pian piano la situazione si è complicata. N0M4D non s'è certo arreso, facendosi costruire versioni custom dei joypad che gli permettessero di raggiungere ogni tasto con i movimenti del proprio volto.
Il video seguente lo mostra in azione e la sua visione è caldamente consigliata. Qui, invece, una pagina wikipedia con ulteriori dettagli.
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mercoledì 14 dicembre 2011
La TOP TEN dei videogiochi 2011 - Nono posto
So che ha deluso molti - in parte anche me - ma questo posto gli compete.
Gli compete perché nonostante tutto è un buon gioco.
Il sistema di controllo è migliore. Almeno per me che l'ho giocato su console, mentre capisco che il button mashing, su computer, non sia il massimo del divertimento. Con un joypad in mano, invece, dà una sensazione di maggior controllo su quello che fa il personaggio, anche se in definitiva bisogna solo pigiare a raffica tra un uso di skill e l'altro. Gli scontri con i boss e con alcuni gruppi di nemici sanno essere tattici ed impegnativi nonostante si sia spinto sull'acceleratore dell'azione. La storia, di cui il protagonista è il fulcro, è interessante e spinge a giocare fino alla fine. E benché la grafica sia migliorata di poco rispetto al predecessore, la direzione artistica è su un altro pianeta, con personaggi e mostri ben caratterizzati, con particolare beneficio ricevuto da Flemeth e dai Qunari.
Allora perché solo la nona posizione? Perché non ho mai visto un gioco che riutilizzasse in maniera tanto imbarazzante sempre le stesse locazioni. Qui siamo oltre la malvagia pratica del backtracking: oltre a dover tornare n-mila volte a battere gli stessi posti, tantissimi luoghi completamente diversi utilizzano sempre la stessa locazione! Decine di grotte identiche, di sotterranei identici, di rovine tutte uguali... Dopo qualche ora di gioco se ne ha la nausea, anche perché ormai i pochi luoghi si sono sperimentati tutti e si conoscono già tutti i possibili punti in cui è possibile incappare in un'imboscata nemica o trovare un tesoro.
Un gioco fatto al risparmio, in maniera alquanto indegna. Comunque divertente, ma si sarebbe potuto fare molto di più.
Gli compete perché nonostante tutto è un buon gioco.
Il sistema di controllo è migliore. Almeno per me che l'ho giocato su console, mentre capisco che il button mashing, su computer, non sia il massimo del divertimento. Con un joypad in mano, invece, dà una sensazione di maggior controllo su quello che fa il personaggio, anche se in definitiva bisogna solo pigiare a raffica tra un uso di skill e l'altro. Gli scontri con i boss e con alcuni gruppi di nemici sanno essere tattici ed impegnativi nonostante si sia spinto sull'acceleratore dell'azione. La storia, di cui il protagonista è il fulcro, è interessante e spinge a giocare fino alla fine. E benché la grafica sia migliorata di poco rispetto al predecessore, la direzione artistica è su un altro pianeta, con personaggi e mostri ben caratterizzati, con particolare beneficio ricevuto da Flemeth e dai Qunari.
Allora perché solo la nona posizione? Perché non ho mai visto un gioco che riutilizzasse in maniera tanto imbarazzante sempre le stesse locazioni. Qui siamo oltre la malvagia pratica del backtracking: oltre a dover tornare n-mila volte a battere gli stessi posti, tantissimi luoghi completamente diversi utilizzano sempre la stessa locazione! Decine di grotte identiche, di sotterranei identici, di rovine tutte uguali... Dopo qualche ora di gioco se ne ha la nausea, anche perché ormai i pochi luoghi si sono sperimentati tutti e si conoscono già tutti i possibili punti in cui è possibile incappare in un'imboscata nemica o trovare un tesoro.
Un gioco fatto al risparmio, in maniera alquanto indegna. Comunque divertente, ma si sarebbe potuto fare molto di più.
martedì 13 dicembre 2011
La TOP TEN dei videogiochi 2011 - Decimo posto
Mentre per le altre nove posizioni ero abbastanza certo, sulla decima ho dovuto dibattere un po' con me stesso.
Alla fine ho optato per il candidato più improbabile.
I motivi sono semplici.
- E' fatto bene, con intelligenza. Se l'avere i mazzi predefiniti -benché sia possibile personalizzarli scegliendo quali carte inserire tra le disponibili- da un lato limita la propria inventiva, dall'altra mette a disposizione dei set composti con un criterio preciso, ciascuno corrispondente a un diverso stile di gioco e da imparare a conoscere ed usare per esprimere la propria potenzialità, e c'è anche un minimo senso di crescita grazie alla possibilità di sbloccare nuove carte man mano che si vincono partite.
- E' divertente. Ho perso il conto delle ore passate a cercare di sconfiggere alcuni avversari controllati dalla cpu particolarmente ostici, e ogni sconfitta era uno stimolo a fare di meglio invece che a gettare la spugna. E' in tutto e per tutto un gioco di strategia, perché non basta avere le carte buone, bisogna soprattutto saperle usare - e ne ho perse di partite solo per un piccolo errore di valutazione, per non aver giocato al momento giusto un incantesimo che avrebbe fatto la differenza o averlo sprecato al momento sbagliato.
Resta solo il mistero sul titolo: perché lanciare l'edizione 2012 a metà del 2011?
lunedì 12 dicembre 2011
La TOP TEN dei videogiochi 2011!
Al tempo.
Credevate di trovare subito la lista? Troppo facile!
E' un po' che trascuro il blog nonostante qualcosa da scrivere l'avessi, e se avessi dovuto compilare l'intera classifica in un colpo solo probabilmente sarei caduto in un vortice di procrastinazione. Quindi ho avuto l'Idea: postare un gioco al giorno, a partire da domani, partendo dal fondo della lista. Il compromesso perfetto tra la mia pigrizia e la necessità di alzare il contatore degli aggiornamenti.
Ah, che volpe!
Una premessa importante: la classifica sarà basata esclusivamente sui miei gusti e su ciò che ho effettivamente giocato. Quindi non voglio vedere gente che si indigna perché non c'è il proprio gioco del cuore o che pianta questioni perché quel gioco meritava di più o questo gioco è sopravvalutato.
Tanto per rimettermi in pari e darvi qualcosa da leggere nella SPASMODICA attesa di domani, segnalo che nel corso della mia latitanza ho visitato la Games Week, dato un'occhiata a Max Payne 3 e giocato ad Halo Anniversary.
A domani, se vi garba.
Sì che vi garba.
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lunedì 31 ottobre 2011
Il Nemico
An enemy to define ourselves
An enemy to refine our hate
An enemy to refine our hate
Anticomunista, anticapitalista, antiberlusconiano, anticristiano...
Quando manca la coscienza del proprio io, di chi si è veramente, l'unico modo per definirsi è odiare qualcuno o qualcosa. Distruggere invece di costruire. Provare piacere nella disgrazia altrui invece che compiacersi di ciò che si ha.
Un mondo pieno di uomini che non sanno più chi sono può solo andare a rotoli.
martedì 18 ottobre 2011
Quando il buon giorno si vede dal mattino.
...Quindi Battlefield 3 per PC costa 10 euro in meno in versione digitale e mi dà gli stessi extra? Anzi, a prenderlo direttamente su Origin, la nuova piattaforma di digital download creata da Electronic Arts per rosicchiare quote di mercato al colosso Steam, posso precaricare il gioco e ottengo persino un paio di oggetti da usare in Battlefield Play4Free... Non che ci giochi, al momento, ma fa sempre piacere. E comunque ero un po' curioso di provare la procedura d'acquisto tramite questo nuovo client. Quella di Steam è agile: pochi click e sei pronto per l'installazione del gioco. Vediamo un po' come funziona qui.
Apro il negozio, vado alla pagina di Battlefield 3, clicco su "Prenota"... Nel carrello compaiono tre oggetti: il gioco, il dlc contenente le armi extra e gli oggetti per BF P4F. Totale: € 49,90. Bene. Clicco su "Vai alla cassa"... Elaborazione in corso... Elaborazione in corso...
Mmh, sembra un po' lento, aspetto un po', intanto faccio altro.
Dopo qualche minuto torno a vedere. Elaborazione in corso...
Mi sa che s'è piantato. Provo ad annullare e ripetere l'acquisto.
Non c'è tasto Annulla.
Se elimino il carrello, il tasto Prenota nella pagina del negozio resta inattivo.
Non c'è modo di ricaricare la pagina.
Chiudo Origin e lo faccio ripartire.
Apro il negozio, vado alla pagina di Battlefield 3, clicco su "Prenota", nel carrello compaiono tre oggetti, clicco su "Vai alla cassa"... Elaborazione in corso... Elaborazione in corso...
Mi sa che s'è piantato ancora. Proviamo a fare un giro sul negozio, magari si ripiglia.
...Non funziona alcun link del negozio.
Sarà un problema temporaneo del server...
Chiudo Origin, aspetto una mezz'ora e lo faccio ripartire.
Apro il negozio, vado alla pagina di Battlefield 3, clicco su "Prenota", nel carrello compaiono tre oggetti, clicco su "Vai alla cassa"... Elaborazione in corso... Elaborazione in corso...
Eh, no, ormai è una sfida personale. Io contro Origin. L'uomo contro la macchina. Voglio risparmiare quei 10 euro. Voglio quel berretto e quel fucile per BF P4F che probabilmente non userò mai. LI VOGLIO, LI BRAMO.
(E' incredibile quanto si possa desiderare qualcosa di totalmente inutile, quando averla diventa una questione di principio.)
Chiudo Origin e lo faccio ripartire.
Apro il negozio, vado alla pagina di Battlefield 3, clicco su "Prenota", nel carrello compaiono tre oggetti, clicco su "Vai alla cassa"... Elaborazione in corso... Elaborazione in corso...
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| Calma, dignità e classe. |
Mi arrendo. Hai vinto, Origin.
Ma non mi dò per vinto del tutto.
Apro il sito web di Origin, vado nella pagina di Battlefield 3, clicco su "Prenota", nel carrello compaiono tre oggetti, clicco su "Vai alla cassa"... e mi porta alla schermata di pagamento. Faccio login, inserisco i miei dati, acquisto effettuato. Lancio nuovamente Origin e Battlefield 3 fa bella mostra di se nella lista dei miei giochi, pronto ad essere scaricato appena disponibile.
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| T'ho fregato! |
Ma io dico: è possibile lanciarsi a peso morto nel mercato del digital download, agitando grandi annunci e grandi pretese, distribuendo un client contenente un negozio che NON PERMETTE DI ACQUISTARE I GIOCHI?
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| Quality first! Parola di John Riccitiello. |
Sembra quasi che Electronic Arts NON voglia vendermi i suoi giochi, se mi porta prima a incazzarmi e poi a costringermi a usare un turnaround per concedermi il privilegio di darle i miei soldi. D'accordo, il client è recente ed ufficialmente ancora in beta, ma non puoi rilasciare una piattaforma da cui dipende il tuo business... che non funziona. Non tutti i consumatori sono testardi come me, molti ti sfanculano al primo tentativo fallito e non li rivedrai per un bel po'. Forse mai più.
Di cazzate ne han fatte alla EA, ma questo stupido pressapochismo, intollerabile per una compagnia di tali dimensioni e ambizioni, potrebbe stroncare sul nascere il progetto Origin e farli tornare a capo chino a distribuire i giochi su Steam.
Il che, beninteso, non mi spiacerebbe affatto. Purché mi diano una chiave per ottenere i giochi che ora si trovano solo su Origin.
Altrimenti, altro che piazza Tahrir.
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