Quand'ero un marmocchio, al quinto piano abitavano i signori Z. Erano una coppia un po' anziana, persone molto gentili, affabili, disponibili. Il signor Z talvolta mi chiedeva che classe stessi frequentando. "La [numero ordinale] elementare", rispondevo. E lui, ridacchiando, ribatteva: "Ah, la [numero ordinale] alimentare?" Le prime volte ridacchiavo anch'io - i bambini, si sa, sono digiuni di giochi di parole e ne ridono facilmente - ma il continuo reiterarsi della battuta la rese stantìa e fu tra le molteplici cause che oggi mi portano a trattare anche i bambini piccoli come fossero persone adulte e intelligenti, non come minorati mentali. Ciononostante, il ricordo di questa battutina idiota (che credo di aver fatto anche io talvolta, parlando sovrappensiero) ha fissato anche il ricordo del signor Z e del suo faccione sorridente, mentre della moglie ricordo a malapena la chioma.
Comunque, un paio di giorni fa ho visto il nuovo film di Sherlock Holmes. Piuttosto deludente.
La trama va bene, è ben congegnata e avvincente il giusto. Il resto non va. Scene d'azione troppo rapide e confuse... quando non sono al ralenty, diventando noiose. Signor Ritchie, non mi interessa molto vedere che Holmes riesce a pianificare in anticipo ogni mossa di una rissa. Falla direttamente al rallentatore con lui che spiega perché dà quei colpi. O falla direttamente a velocità normale. Non entrambe. E non così tante volte. Capisco che serva in qualche modo per la scena finale, ma così ammazzi il ritmo e susciti gli sbadigli. Anche se il capolavoro di noia è la fuga dalla fabbrica, una scena inutile, lunghissima e pallosissima. Aggiungiamo a questo uno Sherlock Holmes che passa più tempo a fare il buffone che a combinare qualcosa di utile e il risultato è un film che rasenta appena la sufficienza. E probabilmente la rasenta solo perché non sono un esperto di cinema, altrimenti sarebbe stato peggio.
Se a questo aggiungiamo la terrona panzona che, seduta giusto dietro di me, ha riso sguaiatamente e fatto inutili commenti ad alta voce durante tutto il (lungo) spettacolo, posso affermare che la serata è stata salvata in corner dall'hamburger post-film con gli amici. Amici tra cui ero l'unico insoddisfatto, come ero l'unico entusiasta quando andammo a vedere Il Cigno Nero - e non lo ero solo per la presenza di Natalie Portman.
Meh.
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mercoledì 28 dicembre 2011
mercoledì 14 settembre 2011
Aspirazioni giovanili
Ho quindi dovuto rivedere i miei piani. Le tartarughe ninja avevano risvegliato in me la passione per i nunchaku e per l'arte pittorica, quindi decisi di mettere in atto quella più abbordabile. Mi iscrissi alla scuola per ninja*.
I lunghi allenamenti hanno dato i loro frutti. Anche se ora vorrei lavorare come dittatore del mondo, posso dirmi soddisfatto della mia ammissione all'accademia degli assassini templari. E' comunque un passo in quella direzione.
*: Se pensate che fare il pittore o il disegnatore sia più facile che diventare un ninja, non ne sapete un cazzo.
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venerdì 28 marzo 2008
Librogame
Le serie che riconosco in questa foto, partendo dall'alto a sinistra:
- con il logo del caschetto: Realtà Virtuale. Una serie che si vantava di non avere "alcun arbitrio della sorte", tutto era affidato alle decisioni del giocatore. Il problema è che si tirava le cuoia alla prima cazzatina, senza la possibilità di pararsi il culo con una qualche prova d'abilità. Frustrante.
- Col draghetto: Dragonlance, avventure ambientate nell'omonimo mondo di D&D. Mai letto uno.
- Con la tigre: Ninja. Boh.
- La bussola: Dimensione Avventura. Nessuna correlazione tra un libro e l'altro, probabilmente una serie "contenitore". Alcuni erano belli, altri una palla.
- Lo scudo: Blood Sword, serie caratterizzata dalla possibilità di giocare fino a quattro persone contemporaneamente con lo stesso libro. Nulla di che, ma interessante da provare. Ma a quel punto, meglio un gdr vero.
- Il lupo: Lupo Solitario, il re dei librogame. Credo sia l'unica serie ancora pubblicata in Italia. Perdeva un po' di carisma dopo il numero 20, perché il protagonista ormai era diventato un semidio, quindi si passava a seguire le avventure di uno dei suoi discepoli Ramas. dato che il nome ce lo si sceglieva da soli, nel corso dell'avventura si veniva chiamati sempre e solo "Grande Maestro" (il rango Ramas del personaggio), sicché risultava piuttosto spersonalizzato. E non si avevano più a disposizione le armi simbolo di Lupo Solitario: la Spada del Sole e l'Arco d'Argento di Duadon.
- Pipistrello: Dracula. Mboh, roba di vampiri.
- L'omino col mantello: Fire*Wolf, avventure eroiche ed eroTiche di un barbaro prescelto per salvare l'universo e blabla.
- La torre: Alla corte di Re Artù, spassosa saga dai forti contenuti ironici dove si è chiamati a vestire i panni del giovane Pip, lanciato in missioni pericolosissime da Mago Merlino e armato della poderosa Excalibur Junior, una spada parlante e discretamente rompipalle.
- Il nanetto: qualcosa sulla Terra di Mezzo. Tolkien, insomma.
- Il logo di pericolo radioattivo: Guerrieri della Strada, ambientazione alla Mad Max da Joe Dever, lo stesso autore di Lupo Solitario.
- Clessidra: Oberon il giovane mago, sempre da Dever. Credo ambientato nello stesso mondo della sua serie principale, ma non l'ho mai letto - e me ne dispiaccio.
- La finestrella arabeggiante con la luna: Le mille e una notte. Qualcosa di mediorientale, boh.
giovedì 13 marzo 2008
Io c'ero... più o meno.
Erano tempi felici in cui internet e la e-mail erano ancora entità misteriose appannaggio di pochi eletti e per navigare un modem a 56 kbps era più che sufficiente. Nel web si usavano solo HTML, un po' di javascript e qualche applet java se si voleva stupire, qualche script cgi nei siti più avanzati. Lo spam era solo una marca di carne in scatola, Google era pressoché sconosciuto e per l'instant messaging si usava solo ICQ. E in tutto questo, iniziarono a fiorire alcuni siti ricolmi di file MP3 di qualunque genere pronti da scaricare aggratis. Il fenomeno internet era ancora troppo limitato perché le major se ne interessassero e rimase così finché non esplose il caso Napster. Dopo quello, avvenne il giro di vite che spezzò le gambe al mito della "musica gratis per tutti su internet, wow!" e iniziò la costante battaglia tra major della musica e condivisori di file coperti da copyright che continua oggidì.
In dieci anni sono fioriti nuovi formati di compressione per la musica tecnicamente molto superiori all'MP3, eppure ancora adesso il file musicale per eccellenza è quello in questo formato. Se dici MP3, dici musica. E così sia.
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